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Physics Desk - Articoli di commento

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Alberto Ferrero - PhysicsDesk.it

Archivio delle notizie comparse sulla prima pagina del sito PhysicsDesk

News (Aprile 2010)

LHC: è fisica, alla fine

Dopo più di un anno di fermo, LHC è finalmente in funzione. Il 30 marzo 2010 i fisici dei quattro esperimenti più importanti (Alice, Atlas, CMS, LHCb) hanno iniziato a vedere i primi risultati delle collisioni protone-protone all'energia di 7 TeV (la metà di quella per la quale la macchina è stata costruita).
Per la verità c'erano stati altri test preliminari alla fine dell'anno scorso, volti più che altro a verificare che i nuovi sistemi di sicurezza installati sui magneti superconduttori (in primo luogo il QPS: Quench Protection System) funzionassero correttamente, considerato che un altro incidente dello stesso genere di quello verificatosi il 19 settembre 2008 sarebbe stato intollerabile… Ad ogni modo si era anche riusciti a raggiungere l'energia record di 1,18 TeV per fascio il 30 novembre e a iniziare i test sui quattro esperimenti di cui abbiamo parlato; poi c'è stato un ulteriore stop di due mesi, dopo il quale è ripresa la fase di messa in esercizio, fino ad arrivare alle prime collisioni il 30 marzo.
Il programma è di continuare con la fisica a 7 TeV per un periodo di 18-24 mesi, con un piccolo stop tecnico a fine 2010. Poi, dopo un periodo di valutazione dei dati raccolti e di ulteriori aggiustamenti tecnici, si dovrebbe poter portare l'energia ai 14 TeV c.m. come da progetto, il che corrisponde a un campo magnetico di dipolo di 8,3 T e a una energia immagazzinata di 8 GJ.
Quel giorno chi avesse voluto avrebbe potuto seguire, in WebCast, l'evento in diretta, evento culminato con le prime collisioni alle ore 13.06 CET… dopo circa vent'anni di lavoro, a partire dalla stesura delle prime specifiche di macchina e degli esperimenti.
Inutile dire che la comunità scientifica si aspetta risultati importanti, e che il lavoro da fare è ancora molto, anche perché LHC è una macchina unica, di una complessità e grandezza fuori dal comune, tale da rappresentare essa stessa un territorio di fisica inesplorato.
Le domande che gli scienziati si fanno con insistenza da almeno trent'anni sono sempre lì in attesa di risposta, e se possibile sono anche un po' aumentate di numero, considerati i nuovi contributi portati dalla nuova cosmologia, sempre più inestricabilmente legata alla fisica delle particelle e agli studi sulla relatività.
Le aspettative sono dunque importati, ma dietro di esse ci sono verosimilmente due grandi speranze, fra di loro un po' contrastanti, ma comunque importanti soprattutto per gli esiti della ricerca futura: da una parte si spera nel completamento sperimentale del Modello Standard (attraverso la scoperta della particella di Higgs, ingrediente oltremodo fondamentale della teoria) e in una almeno parziale conferma di quelle che sono le teorie più promettenti oltre il Modello Standard stesso, in primis la Supersimmetria, ma anche dimensioni nascoste e forse primi indizi di Superstringhe; ma dall'altra c'è anche l'attesa per qualcosa di totalmente nuovo e inaspettato, di qualcosa che sorprenda totalmente la comunità scientifica. A seconda di quale sarà il responso dato da LHC si potrà intravvedere il futuro della ricerca e forse della stessa disciplina, sia in termini teorici, sia nei termini delle future macchine che varrà la pena di progettare e sostenere in sede politica per reperire di fondi economici adeguati.
(Aprile 2010)
News (Novembre 2008)
Le novità, tutte poco belle per la verità, di cui vorrei parlare sono sostanzialmente tre: la (falsa) partenza di LHC, il mancato Nobel al prof. Nicola Cabibbo e la sciagurata riforma del sistema educativo, dalle elementari all’università, di recente approvato in Italia con il corollario di tagli di spesa e riduzioni di organico nella ricerca scientifica.

LHC
C’è stata un enfasi mediatica decisamente eccessiva intorno all’evento relativo all’accensione (diciamo così) del nuovo collisore protone-protone da 14 TeV del CERN: un po’ perché, con una spesa di cinque miliardi di euro – secondo una delle stime più alte – era quasi d’obbligo presentare l’impresa alla collettività che l’ha finanziata evidenziando i suoi ambiziosi obiettivi scientifici e l’alta tecnologia messa in campo per raggiungerli; un po’ per rassicurare la stessa sullo scopo più pratico, e forse per la maggior parte delle persone e dei politici loro rappresentanti, più utile, inerente alle “ricadute” industriali – che personalmente mi interessano tanto poco quanto niente – e poi, da ultimo, per la ridicola paura che si potessero produrre micro-buchi neri che un gruppo di scienziati “alternativi” ha cercato di suscitare su giornali e televisione.
Rispetto a quest’ultimo punto va detto che in realtà la prova del 10 settembre scorso – l’accensione appunto – non ha comportato nessuna collisione nelle due zone di interazione CMS e ATLAS, ma la paura era addirittura che potesse succedere qualcosa - e forse qualcuno se lo augurava persino - anche solo raggiungendo quelle energie di fascio.
Passata la paura – che forse era poi il motivo di interesse della maggior parte delle persone – è rimasto il consueto disinteresse… ulteriormente accentuato dall’incidente del 19 settembre che comporterà un fermo di alcuni mesi: in pratica sino alla prossima primavera non si ripartirà con i test, colpa soprattutto della bassissima temperatura a cui deve funzionare la macchina, che richiede lunghi tempi di messa a punto (qui il rapporto ufficiale del CERN sull’incidente: https://edms.cern.ch/file/973073/1/Report_on_080919_incident_at_LHC__2_.pdf).
La cosa non ha fatto molto piacere alla comunità dei fisici, specie quelli più giovani che non hanno tanto tempo a disposizione da passare con le mani in mano – o quasi – a causa di borse di studio, periodi di dottorato e simili che limitano, per esempio, la permanenza all’estero, ovvero il tempo a disposizione per scrivere la tesi.
Il ritorno di immagine non è poi stato sicuramente dei migliori… vai a spiegare, con i tempi di crisi economica che corrono, che, sì è vero, è costata un mucchio di soldi – ma chissà come mai nessuno si spreca punto a paragonare quella spesa con quella relativa alla sciagurata guerra in Iraq, o alla montagna di denaro persa dall’economia “creativa” inventata dai guru della finanza e del libero mercato – però nessuno aveva mai costruito una cosa simile, tentato un esperimento di quella portata; vai a spiegare che una macchina del genere, con i suoi 27 km di lunghezza e i suoi rivelatori grandi come palazzi, era forse l’oggetto più complesso mai costruito fino ad oggi.
Riemerge sempre e solo la solita vecchia domanda: ma, in definitiva, cosa serve spendere tutti quei soldi?
Si dice che ciò sia dovuto al problema ormai arcinoto della comunicazione scientifica, dell’incapacità di appassionare alla scienza, del difetto di capaci e competenti divulgatori; ma forse non è proprio così che stanno le cose: di libri su argomenti scientifici ne vengono stampati molti nel corso di un anno - persino in un paese scientificamente asfittico come l’Italia – ma la gente li compra? Sono stampate riviste di divulgazione eccellenti – Le Scienze riportano la notizia che, nonostante tutto, la loro quota di vendite è aumentata – ma i “decision maker” le leggono, almeno qualche volta?
Tutto ruota, secondo me, su un aspetto caratterizzante delle nostre società cosiddette “post-industriali”, che è quello dell’analfabetismo culturale generalizzato, in apparente contraddizione con le varie e specifiche competenze professionali che si acquisiscono nelle scuole e nelle università tecniche: è una concezione ideologica della vita basata sull’utile, sul ritorno immediato da cui è bandita ogni fantasia e curiosità, sull’avere per il puro gusto di avere (denaro, potere, successo…); è l’esaltazione della mediocrità intellettuale e della performance economica; è il senso di generale sospetto verso il pensiero critico.

Premio Nobel
Che dire della scelta di premiare Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa e non Nicola Cabibbo? Solo e soltanto “incomprensibile”? L’altro premiato - Yoichiro Nambu - è pure lui di origine giapponese. Intendiamoci: nessuno mette in discussione l’altissimo merito scientifico dei tre fisici giapponesi, ma perché escludere Cabibbo, e non premiare Nambu l’anno prossimo? Per motivi puramente contabili legati alla distribuzione economica del premio che impedisce di premiare più di tre scienziati alla volta? O forse la volontà di riconoscere – anche giustamente - una buona volta l’eccellenza della scuola di fisica giapponese a discapito dell’italiano?
Il prof. Cabibbo non ha voluto commentare, e forse si è già rassegnato a far compagnia ad un altro celebre italiano escluso dal Nobel: Giuseppe Occhialini, che collaborò creativamente sia con Patrick M.S. Blackett che con C.F.Powell (vincitori del Nobel nel 1948 e nel 1950 rispettivamente).
Cose che succedono, e sia Occhialini che tanto meno Cabibbo non saranno certo dimenticati per non aver vinto il Nobel; del resto casi simili sono ampiamente documentati anche nelle altre scienze (http://www.sciam.com/slideshow.cfm?id=10-nobel-snubs).
D’altronde il numero di persone degne di riconoscimento cresce in proporzione con lo sviluppo delle scienze, con il numero di ricercatori che vi ci si dedicano: bisognerebbe premiarne forse non meno di dieci all’anno per ogni disciplina invece che solo per un massimo di tre.
All’inizio del secolo scorso, quando il Nobel incominciò ad essere assegnato, il numero di fisici che si dedicavano alla ricerca più avanzata non era molto maggiore di quello documentato dalle fotografie di gruppo dei Congressi Solvay; oggi l’ordine di grandezza è un altro e le collaborazioni assommano al centinaio di membri e spesso si dovrebbe avere l’accortezza di segnalare questo fatto: la scienza contemporanea è un’impresa molto più spesso collettiva che individuale, e distinguere il contributo di ognuno diventa via via sempre più difficile.

Riforma Gelmini
Una mera operazione contabile.
Punto.
Una operazione dettata dalla convinzione che scuola e università non siano per niente diverse – e vadano di conseguenza gestite – da un’azienda qualsiasi che produce borsette da donna o biscotti.
Punto.
Una operazione sciagurata, che non ha nessun interesse alla reale efficienza del sistema scolastico, a premiare il merito didattico e scientifico, ma a “far cassa”, perché i soldi adesso mancano, dopo aver ottemperato a discutibili e demagogiche promesse elettorali.
Punto.
Poi ci sono i regali da fare agli amici, e agli amici degli amici, regali fatti passare come interventi per “l’interesse del paese”…
Studenti, docenti e ricercatori (vedi il sito http://www.buconero.eu/ ) si sono ribellati - e qualche risultato si è ottenuto in concreto, stando alle ultime mosse del governo - e di questo dobbiamo ringraziare questo ministro-ragioniere: non succedeva da tempo che una grande fetta del paese ricominciasse a pensare con la propria testa, non più piegata dalle giornaliere dosi di droga mediatica, propinata con lo scopo di ottenere il generale assopimento dell’intelligenza.
Perché, deve essere chiaro a tutti, a questo in realtà il ministro e i suoi mandanti mirano: a piegare il sistema educativo a mediocri interessi economici – vedi il paventato ricorso a fondazioni e finanziamenti privati – a costruire un sistema che insegni “le cose che servono” (ve lo ricordate il ridicolo programma delle “tre i” di questi stessi signori due governi fa? Inglese, Informatica, Impresa…).
La cultura deve diventare, nella concezione loro, un lusso da ricchi, e non un pericoloso strumento di chi mette in discussione l’ordine esistente.
Come vogliamo chiamarlo questo?
Infine…
Ho introdotto una nuova sezione di argomenti diversi dalla fisica in senso stretto, e comincerò col presentare i primi libri della Bibbia (Pentateuco e storia deuteronomica) editati in modo dinamico, in modo che siano evidenziate le parti scritte dagli autori identificati con le lettere J, E, D e P (vedi l’introduzione) secondo l’ipotesi documentaria.
Perché? Cosa c’entra?
Fisica deriva dalla parola greca physis, che come è noto, è solitamente tradotta con Natura… ma forse il suo significato può assumere altre sfumature, e possiamo pensare ad essa anche come “ciò che diviene”, “ciò che si manifesta” – ma che ama anche nascondersi, o perire, secondo il celebre frammento di Eraclito.
Anticamente non esisteva una netta separazione tra chi studiava la physis in senso stretto, e coloro che si occupavano del resto del Mondo.
Se tutto ciò non convince, consiglio di leggere “Il velo di Iside - Storia dell'idea di natura” di P. Hadot, edito da Einaudi, e perdersi con lui nella filosofia, nella scienza e nell’arte.
Parlare della Bibbia è una scelta dettata unicamente dai miei interessi filologici, e la filologia è stata storicamente un potente antidoto contro il dogmatismo (provate a leggere “Filologia e Libertà” di L. Canfora, edito da Mondatori).


News (Gennaio 2007)
L'autore di questo sito, come fisico, esprime tutta la sua comprensione e vicinanza agli eminenti scienziati e accademici autori del documento sull'inopportunità della visita di papa Benedetto XVI in occasione dell'apertura dell'anno accademico 2007/2008 all'Università "La Sapienza" di Roma, programmata nel giorno 17 Gennaio 2008. In queste ore si assiste ad un assordante e quasi unanime vociare, vibrante di note di discutibile sdegno, da parte di un mondo politico che, oltre ad aver perso ogni senso di razionale e laico dovere nei confronti della collettività, si produce in un desolante e ipocrita spettacolo di servile gara nel compiacere le gerarchie di una chiesa quantomeno sospetta e sicuramente ancipite nei sui atteggiamenti verso la scienza. Gli autori degli ignobili attacchi "ad personam" verso i "sessantasette" dovrebbero prima di tutto ricordarsi i meriti scientifici di queste persone, riconosciuti in un orizzonte internazionale ben più vasto dell'angusto contile entro cui svolgono la loro retriva polemica da Concilio Tridentino, oltre al fatto che non tutti sono disposti ad accettare continuamente lezioni di natura etica, storica e finanche scientifica da parte di una "tradizione" ecclesiale tutt'altro che tollerante e storicamente discutibile.
Torino, 15 Gennaio 2007

In merito ai fatti svoltisi in occasione dell'apertura dell'anno accademico 2007-2008 all'Università "La Sapienza" di Roma, scrissi la seguente lettera al quotidiano "il Manifesto" il giorno 17 Gennaio 2007:

Ho molto apprezzato che siate tra le poche testate giornalistiche ad aver messo nella giusta prospettiva quanto è accaduto martedì 15 Gennaio scorso all'Università "La Sapienza", senza associarsi, così a destra come a sinistra, all'indegno coro di stolida riprovazione di politici ed opinionisti la cui supposta laicità diventa a questo punto molto equivoca, coro evidentemente intonato per compiacere una chiesa dalla cui influenza (e ingerenza) ci si aspetta ritorni politici e di immagine.
Ho apprezzato un po' meno, come fisico seppure non professionista, la giustapposizione della lettera del prof. Giancarlo Ruocco, direttore di quel dipartimento universitario erede della tradizione e della scuola dei Fermi, dei Maiorana e degli Amaldi (per citarne solo alcuni), e l'articolo di Enzo Mazzi, dove mi pare di veder riproposti stereotipi e luoghi comuni pertinenti la scienza che ancora affliggono almeno una parte della cultura di sinistra.
Sarebbe ora di mettere seriamente in discussione l'assunto, dato per scontato, che la scienza è sessista, che è contro la Natura (chissà perché sempre con l'iniziale maiuscola) e contro il proletariato, o gli ultimi della Terra, se più vi piace.
Il primo punto si configura, secondo me, come un insulto a tutte quelle donne, del passato e di oggi, che si sono dedicate all'impresa scientifica con risultati molto importanti: la scienza non ha sesso, come l'arte e la letteratura, e insistere su questo punto è una grave mistificazione foriera di ulteriori "esclusioni" nei confronti delle donne.
La scienza è di tutti, ma bisogna volersene impadronire, bisogna coltivarla così come si fa con ogni altra attività dello "spirito" (mi si passi il termine). L'Italia è un paese dove l'analfabetismo scientifico non solo è a livelli drammatici, ma ci si compiace pure del fatto!
Se storicamente la scienza ha accompagnato lo sviluppo del capitalismo, essa è anche stata coltivata moltissimo in paesi in cui la sensibilità al capitalismo era, diciamo così, poco sviluppata (spero sia chiaro a chi voglio alludere).
Si insegni più scienza alla gente, e meno oroscopi, gossip e dottrine mistiche.


La lettera non è stata pubblicata, e nessuno mette in discussione il diritto di farlo o meno da parte del quotidiano suddetto. Per raffronto qui c'è il testo della lettera del prof. Giancarlo Ruocco, qui quello dell'articolo di Enzo Mazzi.
C'è però da constare la perdurante tendenza di una parte dello schieramento progressista dell'opinione pubblica italiana a dar spazio a fumoserie parafilosofiche che con tutto hanno a che fare tranne che con un auspicato e mai sufficientemente approfondito e serio confronto tra le cosiddette "due culture".